BANDZILLA: siamo tutti headliner! - Intervista a Simone Losa

BANDZILLA: siamo tutti headliner! - Intervista a Simone Losa

Esistono realtà che nascono quasi per gioco e per la voglia di un gruppo di amici di creare una situazione bella, dove si stia bene, dove le persone vengano non solo per vedere concerti e ascoltare musica ma anche per bere una birretta in compagnia, mangiare, parlare, confrontarsi con altre persone. Un posto dove si arriva in orario aperitivo o cena e si rimane fino a notte fonda. Bandzilla è un festival che si svolge a Saronno, completamente gratuito, nato dall’esigenza di creare uno luogo con questi requisiti, in cui band, espositori, pubblico e curiosi si sentano tutti benvenuti; nel quale le band emergenti, quest’anno selezionate tramite una open call, siano sullo stesso piano (e palco) degli headliner.

Arrivato alla quinta edizione è ormai da considerarsi a tutti gli effetti un appuntamento importante della stagione estiva lombarda; negli anni hanno suonato fra gli altri Tre Allegri Ragazzi Morti, Zeus!, Maria Antonietta, Giorgio Canali, Pan del Diavolo, Lombroso. Quest’anno sul palco ci saranno giovedì 23 giugno Yakamoto Kotzuga e Steve Howls (vincitore del contest 2016), venerdì 24 giugno i Monaci del Surf e sabato 25 giugno i Punkreas.

Per l’occasione abbiamo fatto qualche domanda a Simone Losa uno della famiglia degli organizzatori di Bandzilla.


Partiamo dal principio, com’è nato Bandzilla, quante persone ci lavorano e quanto vi impegna durante l’anno?

Bandzilla nasce 5 anni fa da una chiacchierata con un amico, che in poco tempo coinvolge due associazioni e una serie di malcapitati che tutt’oggi si ostinano a organizzarlo.

La formula iniziale prevedeva due giorni di contest e il terzo giorno, il vincitore del contest apriva la serata dell’headliner. L’anno dopo lascia spazio subito alla formula contest-festival con 4 band di contest, tre aperture e l’headliner, di cui un’apertura riservata al vincitore dell’anno precedente.

Quest’anno poi abbiamo deciso di abbandonare la formula contest in favore di una open call.

L’organizzazione di Bandzilla non si ferma mai: c’è l’organizzazione, il festival, il dopo-festival e poi si ricomincia per l’anno successivo. A Novembre si inizia già a pensare alla nuova edizione, si sentono gli headliner e si analizzano dubbi e perplessità dell’edizione passata, al fine di migliorare sempre e offrire sempre qualcosa di nuovo, fresco e il più possibile di qualità. Ci confrontiamo con le difficoltà che sono quelle di una associazione no profit formata esclusivamente da volontari che mettono a disposizione il già poco tempo libero, per costruire qualcosa che vista da fuori non sembra grandissima, ma che assicuro richiede una mole di lavoro enorme.


Cosa serve per organizzare un festival e un contest come il vostro? Da dove si parte e quali sono i punti saldi da tenere presente per non fare errori da principianti?

Innanzitutto la voglia di costruire qualcosa per gli altri e un po’ per se stessi, una buona dose di follia e amore per il rischio. In più, una manciata di persone, che nonostante impegni e lavoro, mettono a disposizione tempo e soprattutto capacità ed attitudini gratuitamente per la causa, infine tantissimi volontari durante il festival senza i quali saremmo persi.



Che consiglio daresti a qualcuno che vorrebbe organizzare un evento come il vostro?

Fare sempre attenzione al pubblico ma fare anche qualcosa che piace a se stessi, curare i dettagli e non dare mai nulla per scontato (anche se qualcosa ci si dimentica sempre), essere orgogliosi ed entusiasti di quello che si fa perché l’entusiasmo coinvolgerà anche gli altri e solo in quel modo il festival sarà anche una festa. Ma poi perché organizzare un altro evento quando puoi aiutarci a organizzare Bandzilla?

Quanto conta il rapporto con le istituzioni nell’organizzazione, vi potete ritenere soddisfatti di come siete supportati?

L’ammistrazione, da quando esiste Bandzilla si è sempre dimostrata aperta e disponibile patrocinando sempre l’iniziativa e permettendoci di usare la location di Casa Morandi (che ospita teatro e biblioteca) liberamente senza lamentarsi dei disagi che inevitabilmente Bandzilla crea in un luogo normalmente destinato ad altro e consentendoci anche di suonare fino all’una. Inoltre l’associazione “Il Tassello” opera tutto l’anno nello spazio giovani comunale SpazioAnteprima grazie al quale riesce a ottenere qualche risorsa per avviare l’organizzazione del festival.


E come vedete la situazione intorno a voi, i festival oggi sono percepiti come una risorsa o siamo ancora alla visione per cui musica dal vivo all’aperto uguale disturbo alla quiete pubblica?

Saronno è una città difficile, di pendolari, una città dormitorio e sono molto contento di come in realtà abbia fin ora risposto al festival, credo sia importante cercare di essere corretti e rispettosi cercando di venire incontro alla cittadinanza anche accettando qualche piccolo compromesso questo permette al festival di essere visto più di buon grado e ridurre al minimo le lamentele. Certo in Italia siamo ancora lontani dalla visone di Festival che c’è nel resto d’Europa ma comincio a percepire maggiore attenzione per questo tipo di eventi e spero che tutti, dalle amministrazioni ai cittadini comincino a capire che iniziative di questo genere sono una risorsa che va sostenuta.


Questa è la quinta edizione e il festival è cresciuto anno dopo anno, ma a mio parere, avendo assistito alle ultime edizioni, non si è perso un grammo dello spirito iniziale. C’è stato un momento in cui vi siete resi conto che Bandzilla era diventato qualcosa di importante?

Per noi è sempre stato qualcosa di importante da coltivare anno per anno cercando sempre di fare il meglio che era nelle nostre possibilità.

Cercando di migliorarci sempre siamo riusciti a portare a Saronno migliaia di spettatori e abbiamo portato sul nostro palco artisti di fama nazionale come Tre Allegri Ragazzi Morti, Nicolò Carnesi, Dimartino, Uochi Toki, Zeus, Maria Antonietta, Giorgio Canali e Rossofuoco, Pan del Diavolo e Lombroso, Johnny Mox insieme ad alcune band emergenti come Pagliaccio, Pocket Chestnut, MasCara, AIM, Elton Novara, Huge Molasses Tank Explodes, Gli Sportivi e Omid Jazi, The Singer is Dead, affiancate dalle altre tantissime band del contest e questo ci ha sempre resi orgogliosi.

Per noi è fondamentale valorizzare le band e la musica, che chi arriva a Bandzilla possa divertirsi e sentirsi a casa, finchè sarà così lo spirito di Bandzilla non sarà andato perduto.


Prima dicevi che quest’anno avete rinunciato alla formula del contest in favore di una open call, come mai questa scelta?

Arrivare al quinto anno per noi è stato un piccolo traguardo e abbiamo pensato che il modo più chiaro per dimostrarlo fosse quello di dare il giusto rilievo a coloro che fanno musica, cambiando parte della formula di Bandzilla.

Da quest’anno infatti non si parla più di contest ma di open call, non più un concorso quindi ma una chiamata aperta per artisti e band, anche per etichette o booking, per costituire il vero scheletro del festival. I nomi di tutti i 18 artisti, headliner e non, sono stati inseriti in uno stesso cartellone, proprio come in una classica formula di un festival e compaiono insieme nel manifesto ufficiale, affinchè il giusto risalto sia dato a tutte le band, anche quelle che prima rimanevano un po’ nascoste dietro la parola “contest”.


Credo che oggi il sistema locali/concerti/booking sia sempre più un circuito chiuso dove è difficile entrare, il vostro festival è una delle poche situazioni c’è la possibilità di suonare semplicemente mandando il disco con la certezza di essere ascoltati. Una delle poche situazioni in cui una band emergente, anche completamente sconosciuta, ha la possibilità di mettersi in gioco alla pari degli headliner. Quanto vi impegna la selezione e quali sono i motivi per cui secondo voi è importante dare questa possibilità alle band?

La selezione delle band prima per il contest, poi per l’open call è per noi un punto cardine, se ne occupa l’intera organizzazione e dura per tutto il periodo dall’apertura alle candidature fino a quindici giorni dopo la chiusura. Quello che chiediamo alle band è solamente una biografia e dei pezzi da ascoltare, per noi non contano i like su facebook, gli amici che la band porterà, il genere, gli anni di attività o la provenienza.

Tutta l’organizzazione (12 persone) si prende il non leggero compito di sentire tutte le band che si iscrivono (quest’anno oltre 100) e semplicemente dare un voto da 1 a 10, i voti poi mediati vanno a comporre una classifica che viene discussa dal gruppo in estenuanti riunioni, in cui non mancano le accese discussioni, che portano a quella che è la scaletta definitiva.

Purtroppo riusciamo a far suonare solo 12-14 band ogni anno ma se potessimo le faremmo suonare tutte!


Questa considerazione per gli emergenti è ripagata? Le band come vivono l’esperienza e quali sono i feedback che vi arrivano?

Ogni anno riceviamo tantissime iscrizioni di band da tutta Italia e anche dall’estero. Abbiamo avuto Milanesi, Siciliani, Torinesi, Napoletani ma anche Spagnoli, Maltesi e Inglesi.

Già prima di aprire le iscrizioni in molti ci scrivono per sapere come suonare a Bandzilla e molte band si iscrivono nuovamente anche gli anni successivi per farci sentire nuovo materiale, come sono cambiati o semplicemente perché si sono trovati bene da noi.

Noi di nostro facciamo il possibile per far sentire le band a casa, offrendogli quello che possiamo: da bere e da mangiare, un service professionale, un bel palco e un po’ di visibilità, le band accettano sempre di buon grado, si impegnano nella promozione e al festival ho visto sempre show di alto livello. Personalmente dalle band non ho mai ricevuto lamentele: quello che amo di Bandzilla è il rispetto, la professionalità e il clima di collaborazione che si crea tra l’organizzazione, le band e i tecnici che si viene a creare sul palco che inevitabilmente si ripercuote positivamente anche su chi è sotto il palco.



L’anno scorso se non ricordo male ha partecipato al contest anche una band inglese, dove vi hanno trovati e quali sono state le loro impressioni?

I Them the Sky avranno sempre la mia stima, in 7 su un furgone da Brighton per suonare a Bandzilla gratuitamente: secondo me hanno incarnato appieno lo spirito del festival (e il set è stato davvero di qualità).


Quali sono le aspettative per questa edizione, c’è qualche consiglio che volete dare alle persone che vorranno venire a Bandzilla?

Noi cerchiamo ogni anno di dare il meglio, costruire un evento gratuito e aperto a tutti, dove tutti possano trovare qualcosa che incontra il loro gusto a partire dalla musica, passando per il market, fino alla cucina.

Venite presto a sentire i concerti perché le band meritano davvero di essere ascoltate e da noi non vale la regola “la band più scarsa suona prima”.

Venite e divertitevi, ballate, cantate perché Bandzilla deve essere una festa, vedere tante persone sotto al palco, sorridenti, che si divertono è la soddisfazione più grande.

Dateci una mano, sostenete il festival, perché Bandzilla siete soprattutto voi e solo grazie a voi ogni anno possiamo cercare di fare ancora meglio!


Contatti utili: http://bandzilla.it/

Su DIYSCO: http://www.diysco.com/profile/bandzilla/