Com'è che un festival diventa "bene comune"? - Summer Is Mine

Com'è che un festival diventa "bene comune"? - Summer Is Mine

"La scelta di una posizione nel cuore della città non è casuale ma è la ricerca di un abbraccio di tutta la cittadinanza affinché il Festival diventi un bene comune ed un investimento culturale a lungo termine."

Carbonia si trova nel Sulcis-Iglesiente. La storia degli ultimi due secoli di questa area la si può riassumere semplicemente con la parola "lavoro". Quando si parla di musica forse esiste un concetto che esprime ancora meglio la voglia di darsi da fare. Quella parola è "attitudine" e i ragazzi dell'Associazione Lee Van Cleef ne hanno parecchia.



“La scelta di una posizione nel cuore della città non è casuale ma è la ricerca di un abbraccio di tutta la cittadinanza affinché il Festival diventi un bene comune ed un investimento culturale a lungo termine.”

Sentir parlare di investimento culturale a lungo termine è aria fresca in un paese che vive di concetti stantii. Spiegateci cosa significa questo concetto rapportato alla realtà di Carbonia. Da quali esigenze e da quale contesto artistico prende vita il vostro ragionamento?

Siamo nati e cresciuti in un posto (Il Sulcis Iglesiente) che ha creduto che l’unica risorsa fosse l’industria, mentre noi dell’Associazione culturale Lee Van Cleef abbiamo sempre sostenuto che si potesse fare qualcos’altro per il nostro territorio. Ispirandoci a realtà già presenti come il festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” (dove molti di noi si sono formati) e “Narcao Blues”, abbiamo deciso di mettere su il “Summer Is Mine” e cercare di smuovere un po’ le acque della nostra provincia, notoriamente conosciuta come la più povera d’Italia. Un festival può creare indotto e lavorando con altre istituzioni del territorio pensiamo che si possa veramente girare pagina. Crediamo nell’industria, ma quella della buona musica.


Da chi è composta l’associazione?

L’Associazione Culturale Lee Van Cleef nasce a Carbonia nel Luglio 2013 per la cieca volontà di un pugno di giovani (dentro) di realizzare eventi dal vivo di carattere musicale e artistico-culturale. La squadra è formata da otto persone, tutti nati e cresciuti a Carbonia. Molti di noi hanno studiato “in continente” e poi hanno deciso di tornare a casa per mettere a disposizione del territorio tutte le competenze maturate nella penisola. L’eta media è di 35 anni e dal 2006, chi più chi meno, lavoriamo in festival sparsi su tutto il territorio nazionale. Era poi logico per noi, associarci e fare qualcosa per il nostro territorio.

L’obiettivo è quello di contribuire all’offerta culturale presente nel Sulcis, e non solo, attraverso la realizzazione di idee e progetti ambiziosi: mettere a disposizione di musicisti, artisti e operatori culturali i mezzi, gli strumenti e le occasioni per esprimersi, recuperare e valorizzare gli spazi pubblici per la musica e le espressioni artistiche contemporanee. L’Associazione vuole favorire la collaborazione con le altre associazioni culturali operanti nel territorio, con i soggetti privati, enti ed istituzioni pubbliche che condividano gli stessi scopi e unità di visione. Ci caratterizza la voglia di varcare i meri confini geografici territoriali, di unire le menti e mettere in campo i talenti presenti nella nostra comunità e valorizzarli.



Descrivete in massimo 5 parole ognuno degli artisti che avete deciso di portare al vostro festival:

FUZZ ORCHESTRA: oscuri figli di Sabbath

Plasma Expander: chirurgici, krautici, assordanti

Cosmo: danzereccio e luminoso

DAGS!: america

Mario Nardi & Underground Sunshine Drum Ensemble: affiatati e compatti

Sequoyah Tiger: sintetica

Ottone Pesante: sporchi e cattivi

Fujima: spumeggianti

Franksy Natra: raffinato folksinger

Safir Nòu: cinematici



Esistono realtà o scene musicali italiane che vi ispirano particolarmente e dalle quali prendete spunto? Se si quali?

Ci piacciono tanto i ragazzi di Tutto Molto Bello, Ypsigrock e, ultimamente il Siren Festival. Sono realtà diverse, hanno più risorse di noi ma speriamo nei prossimi anni di arrivare ad essere considerati sempre più in ambito nazionale. In Sardegna dal 2006 c’è l’Here I Stay Festival (che torna quest’anno dopo alcuni anni di pausa): sicuramente ci ha un po’ influenzato il loro modo di fare festival.


Pensate che le testate musicali dedichino abbastanza attenzione alle realtà artistiche al di fuori delle grosse città?

Crediamo che stia cambiando qualcosa: prima si pensava solo ai grandi centri per organizzare eventi, magari ci si faceva influenzare dai grossi bacini di pubblico che città (parlo di Sardegna) come Cagliari hanno a disposizione. Dalle nostre parti ora ci sono più festival nei piccoli centri che nei grossi: pensiamo al ‘Du di Bauladu, all’Abarra di Villacidro (che purtroppo quest’anno non si terrà), al Solk’n Roll di Sant’Antioco, all’Alter Day Fest di Seneghe o all’Enjoy di Porto Ferro. Poi, ci sono le eccellenze come Sant’Anna Arresi, Berchidda e Narcao che sono centri di pochissime anime in cui si organizzano da trent’anni festival di livello internazionale.


Per concludere anche a voi chiedo quale rapporto avete con le istituzioni locali. C’è collaborazione e supporto al progetto oppure no?

Molto buono. Sin dalla prima edizione abbiamo avuto il supporto sia economico che logistico da parte di tutta la comunità. La sensazione, e questa cosa ci piace tantissimo, è che la città ci abbia adottato come Festival cittadino. Tutto ciò ci riempie di orgoglio e ci stimola ad andare avanti con fiducia.


Grazie! A presto! Grazie a voi!



Evento: https://www.facebook.com/SummerIsMineFestival/home

DIYSCO: http://www.diysco.com/profile/summer-is-mine-festi...