Come sta il booking Italiano? Lo abbiamo chiesto a Teo Motta di Progetto Cervo...

Come sta il booking Italiano? Lo abbiamo chiesto a Teo Motta di Progetto Cervo...

Oggi analizziamo lo stato di salute del booking italiano DIY, esplorandolo attraverso gli occhi e le parole di Teo Motta, co-fondatore insieme a Stefano Bonora di Progetto Cervo, agenzia fondata 5 anni fa e che attualmente vanta un roster di altissimo livello con band come Sunpocrisy, Filth in my garage, Selva, Dogs for Breakfast, Frana e Tongues...


Partiamo dalle basi, cos’è Progetto Cervo, come nasce e perché?

Progetto Cervo è un’agenzia di booking e organizzazione eventi in generale che si occupa anche di grafica. Nasce nel 2011 dall’esigenza di organizzare concerti per le mie band e diventa poi con il passare degli anni un marchio alle serate che ho iniziato ad organizzare in uno splendido posto chiamato CPG, a Melzo (MI), posto al quale devo molto e al quale ripenso quotidianamente, in quanto è stato chiuso ormai tre anni fa ma che mi ha dato la possibilità di imparare e gettare le basi per fare quello che faccio.

L’idea del Progetto Cervo nasce da me e Stefano Bonora, amico e grafico dal talento indescrivibile e dopo tre anni di attività da semplice marchio diventa una vera e propria agenzia di booking con una struttura, un roster di artisti, un’identità vera e propria e una gran voglia di allargare in modo graduale il raggio d’azione spostandosi anche all’estero.


Spazio promozionale:


Il ruolo delle booking agency rimane sempre un po’ nebuloso per chi non ci ha mai avuto a che fare. Raccontaci come si svolgono le attività di Cervo Booking, dall’individuare una band con cui lavorare alla finalizzazione del tour. Quali sono le cose che non devono mancare in una band per poter organizzare al meglio delle date o un tour?

Gestire il booking di una band è un lavoraccio… Significa organizzare un tour di date, occuparsi quindi di fissare le serate e gestire in toto tutte le questioni tecnico-logistico-economiche (cachet, pernottamento, situazione tecnica, catering ecc).

Individuare una band con la quale lavorare non è affatto facile, e soprattutto non lo è per quanto riguarda il discorso Progetto Cervo Booking dal momento in cui fino ad ora ho deciso di collaborare esclusivamente con band underground, di nicchia e che fanno un genere che in italia non funziona assolutamente, ossia tutta quella roba che spazia dall’hardcore al noise, dal post al punkrock.

Questo è comunque un passaggio molto importante come potrai ben immaginare, è importantissimo per me instaurare da subito un rapporto di amicizia e fiducia totale con i musicisti e un’altra cosa che richiedo è una collaborazione 50/50 tra booker e band perché sono dell’idea che l’unione fa la forza.

Fondamentalmente il mio ruolo è quello di “cuscinetto” tra la band e il posto dove suonerà. Una delle cose da fare dopo aver chiuso la data è quella di preparare il tourbook, ovvero un elenco di informazioni fondamentali per la band, dove si vanno ad indicare le informazioni necessarie al concerto: dall’orario di load in a dove andranno a dormire la notte fino a contatti e recapiti delle persone coinvolte nell’organizzazione e gestione della serata.



Visto che la vivi anche dal punto di vista delle band, suonando nei Filth in my Garage, quali sono invece i requisiti fondamentali per cui un’agenzia booking lavori al meglio per una band?

Fortunatamente ho la possibilità di vivere la cosa stando a volte sul palco come musicista insieme alla mia band e a volte stando “dietro alla cornetta” lavorando al tour. In ogni gruppo c’è sempre quello che purtroppo/per fortuna deve smazzarsi il “lavoro sporco”. I requisiti fondamentali sono la fiducia, la collaborazione, il dialogo con le persone, lo stringere rapporti di amicizia e l’entusiasmo che deve esserci dietro alla cosa. In mancanza di una o più di queste credenziali lavorare risulta davvero difficile se non impossibile.

E poi diciamocelo, se una band non mi piace è inutile che mi ci metto a lavorare, che tanto i concerti non li riesco a chiudere.


Secondo te com’è il livello qualitativo del booking in Italia? Siamo messi bene? Oppure si può migliorare ancora molto?

Intanto c’è da dire che per fare questo lavoro serve una pazienza infinita, molta ostinazione e tanta voglia di imparare anche se lo stai già facendo da tempo. Serve precisione, perché è solo dall’insieme di tanti dettagli che può riuscire bene una serata, ma anche una sensibilità nel capire quali sono le persone giuste con cui collaborare.

In Italia la musica rappresenta un mercato piccolo dove spesso il pubblico non è dei più reattivi e fondamentalmente i problemi sono due. Intanto la differenza tra qui e l’estero è che fuori le programmazioni dei locali vanno più nel merito della qualità della proposta musicale mentre da noi sembra che si seguano dinamiche diverse, più legate all’immagine del gruppo, allo scambio di piaceri, ecc. In secondo luogo ci sono enormi difficoltà riconducibili sostanzialmente tutte alla mancanza di soldi e da organizzatore garantire il giusto cachet è diventato davvero difficile.

C’è ogni volta da scendere a compromessi, c’è da essere chiari e spiegare costantemente alla gente che i gestori dei locali non hanno soldi, spesso si riscontrano difficoltà legate alla tecnica, alla promozione del singolo concerto e potrei andare avanti all’infinito. Nonostante tutte queste difficoltà però fortunatamente c’è ancora tanta gente che fa questo mestiere anche in Italia e che lo fa come dio comanda, soprattutto nel circuito underground, dove credo che questa cosa abbia una valenza culturale molto forte e sono dell’idea che chiunque faccia questo mestiere sia investito di una responsabilità notevole. Ovviamente c’è sempre e comunque da lavorare e da sbattersi per migliorare e spingersi oltre.


Volevo approfondire con te anche un altro aspetto che spesso è poco chiaro e a volte anche travisato. Come si sostiene il business di un’agenzia booking? Per dirla più diretta, in che modo un’agenzia booking guadagna?

Per quanto riguarda il lavoro che faccio e per come ho strutturato la cosa, la mia agenzia sta in piedi prendendo una percentuale sul cachet del singolo concerto chiuso per la band e questo è il modus operandi della maggior parte delle agenzie di organizzazione concerti.

Al di là di questo, avendo iniziato da qualche anno a questa parte a fare programmazione vera e propria, mi presto come tecnico per seguire le serate che organizzo, quindi oltre a prendere accordi con le band e il locale seguo anche la serata oltre che dal punto di vista dell’accomodation anche relativamente all’aspetto tecnico (c’è da dire che nasco professionalmente come fonico). Questo mi permette di stare in piedi anche se, come già dicevo in precedenza, avere un'agenzia di booking, soprattutto in Italia, è un suicidio.

Se qualcuno mi chiedesse se ne vale la pena o meno aprire un’agenzia di booking oggi e qui la mia risposta è “NO!” Lo faccio per la passione, è questa cosa che mi spinge a lavorare e a spostarmi oltre, che mi invoglia ad alzare l’asticella ogni singolo giorno. Passione sfrenata per la musica.




Rispetto a quello che dicevi prima a proposito dei locali, secondo te la situazione è migliorata rispetto a qualche anno fa o siamo in costante discesa?

Come già ti dicevo qualche riga sopra la situazione dei locali in Italia è spesso e volentieri tragica.

Ovviamente non c’è da fare di tutta l’erba un fascio, fortunatamente sul territorio ci sono ancora tanti locali, anche se spesso piccoli, che lavorano seriamente e che cercano di mettere sia promoter che booker che (soprattutto) i musicisti nelle condizioni ideali per la buona riuscita di un concerto.

Io credo che moltissimi locali, più che altro quelli piccoli, abbiano le idee poco chiare sull’offerta che vogliono dare. Puntano al profitto nel più breve tempo possibile a discapito della qualità e le serate proposte mancano di identità e personalità. Si vedono gruppi davvero imbarazzanti esibirsi solo perché portano “gli amici”, oppure gruppi validi a cui non viene fatta uno straccio di promozione (pensando che portino “gli amici”) che si ritrovano a suonare in locali deserti. La mancanza di denaro da spendere per la causa comporta tutto questo, spesso ti ritrovi in un locale senza un fonico che segua l’aspetto tecnico, capita di ritrovarti per cena una pasta al forno riscaldata di tre giorni prima e via andare…

Guadagnare qualcosa con i concerti è difficile, i gestori fanno il loro interesse e sfruttano la mancanza di spazi e l’abbondanza di band per ridurre al minimo, o togliere i compensi. Le band emergenti si svendono al miglior non-offerente per poter suonare, provocando così un circolo vizioso.


Invece dal punto di vista del pubblico? C’è ancora domanda? Non c’è un’offerta nettamente superiore rispetto alla gente che i concerti poi va a vederli? Tutti li fanno ma poi pochi vanno a vederli.

Assolutamente si. Da musicista noto che non c’è stato un ricambio generazionale di gente che inizia a suonare la chitarra, la batteria, il basso…

I ragazzini oggi fanno il rap, vogliono fare i dj, di band di ragazzi giovanissimi se ne vedono in giro sempre di meno purtroppo ma nonostante questo ci sono tante di quelle band che non capisco da dove saltino fuori…

Il pubblico è cambiato negli anni, capita spessissimo di organizzare concerti di band sulle quali punti tantissimo e poi ti ritrovi 30 persone sotto il palco, a volte organizzi concerti sul quale punti di meno e ti ritrovi il locale pieno. È un terno al lotto, ci sono dinamiche difficili da capire. Se ci aggiungi poi il fatto che ci sono davvero troppi concerti la stessa sera capisci che è facile che il tuo pubblico venga “mangiato” da altre situazioni e via con la guerra dei poveri...

Oltre a questo ci sono tantissimi altri fattori, che sono per esempio la partita del pallone, se organizzo un concerto in Milano la sera che c’è il derby o la semifinale di Champions League stai sereno che fino alle 23.30 non si vedrà anima viva nel locale.



Nella situazione che abbiamo oggi, è indispensabile per una band che voglia cercare di fare le cose un po’ più seriamente, rivolgersi a un’agenzia?

Mi verrebbe da risponderti che no, non è fondamentale ma può essere interessante dal momento in cui collaborando si può crescere insieme ed aspirare ad obiettivi comuni che spesso e volentieri invogliano la gente a dare sempre di più. Per quanto riguarda me e la mia band sono dell’idea che il do it yourself è la soluzione, vuoi una cosa, capisci come fare, ti sbatti e te la vai a prendere.

Certo non è sempre facile, ma questo è lo spirito che muove anche la mia agenzia.

L’idea di fare rete, di parlare con le persone, di beccarsi ai concerti e parlare di dischi e di band viste dal vivo il weekend prima, l’entusiasmo e quel senso di fratellanza misto solidarietà che si va a creare tra “addetti ai lavori” e musicisti è la cosa più bella di questo mestiere.


Dai un consiglio, per quella che è la tua esperienza, alle band che ci sono su DIYSCO, ma anche a tutte le persone che operano e lavorano nel sottobosco musicale italiano.

Il consiglio che mi sento di dare alle band è di suonare tanto, sempre, comunque ed ovunque, fregatevene dei cachet, una volta che riuscite a ripagarvi la benzina poi l’autostrada ce la si divide in quattro, in cinque o in quel che è, una volta che riuscite strappare un piatto di pasta e quattro birrette va tutto bene.

Che tanto poi se la band è valida, le persone sono umili, si sale sul palco e si suona come se non ci fosse un domani la gente il dischetto te lo compra al banchetto, e magari si compra pure la magliettina e due mesi dopo ritorna ad un tuo concerto, lo racconta ai suoi amici ed alla fidanzata e magari anche alla mamma.

Da cosa nasce cosa, uno suona tanto anche perché va ai concerti, conosce gente, parla con le persone, vive la causa. Questa è la cosa importante.

Il consiglio invece per chi lavora nel sottobosco musicale italiano è quello di tenere botta, di andare avanti nonostante le difficoltà, di tenere duro, non fermarsi davanti alle prime sbattelle che comunque sia aumenteranno sempre di più, perciò sereni, sapete come stanno le cose, non aspettatevi altro.

Questo è un lavoro bellissimo che ti da tante soddisfazioni, quando organizzo un concerto e vedo tanta gente tra il pubblico presa bene e che si diverte per me è tutto a posto, mi sento bene, sono soddisfatto ma non mi sento arrivato, perché il week end dopo voglio rivedere la stessa gente sotto al palco con anche i loro amici che la sera prima non c’erano.

Consiglio di coinvolgere anche altre strutture e cercare di non essere mai da solo a gestire gli eventi, consiglio di trattare i tuoi ospiti come fossero tuoi pari, che siano artisti, tecnici, spettatori o gestori, che stiano sopra o sotto il palco.

E poi entusiasmo, cazzo ragazzi, presa bene e sorriso sempre stampato in faccia!


Grazie, ciao!



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