Cosa fa un ufficio stampa nel 2016? Ce lo spiega Costello's...

Cosa fa un ufficio stampa nel 2016? Ce lo spiega Costello's...

Nel panorama musicale ci sono molti soggetti che operano a livello professionale, negli ultimi anni le agenzia di booking e gli uffici stampa sono diventati sempre più importanti e sempre più fondamentali per le band e gli artisti che vogliono uscire dal proprio territorio di competenza ed avere una promozione adeguata per i loro dischi. Costello’s è un’agenzia che va al di là delle definizioni, non è una booking agency, non è un ufficio stampa, non è un’agenzia di promozione di eventi, ma è tutte queste cose insieme e molto di più. Offre la possibilità di essere seguiti dalla pre-produzione di un disco, fino alla promozione del prodotto finito e la chiusura delle date del tour nei locali. Abbiamo fatto qualche domanda al suo fondatore, Simone Castello, per capire come funziona la sua Costello’s e conoscere il suo punto di vista sulla situazione attuale della musica indie.


Quando nasce Costello’s e perché? Da dove sei partito per creare un’agenzia così articolata?

Ciao a tutti intanto e grazie per aver pensato a noi.

Costello’s è nata dalla mia grande passione per la musica. Suonavo in una band e volevo, ovviamente, suonare più possibile, quindi ho iniziato a cercare date e organizzare mini-eventi coinvolgendo altre band di amici. Ad un certo punto ho capito che mi veniva meglio organizzare rispetto a suonare (lo ammetto) e ho cominciato a farlo più assiduamente. Poi, quando ho preso consapevolezza che la cosa poteva anche diventare un lavoro, ho aperto ufficialmente la Costello’s. Era il 14 Febbraio 2012, una data importante per me, proprio perchè la mia attività è nata da un grande amore e da una forte passione.


Anche se si vi occupate di molte altre cose, vorrei concentrarmi un attimo sull’attività di ufficio stampa.

Ci puoi spiegare cosa fa nello specifico un ufficio stampa? Quali sono le attività alle quali vi dedicate ogni giorno?

Quello che cerchiamo di fare con le realtà con cui collaboriamo è innanzitutto ascoltarle e direzionarle al meglio esaltandone le potenzialità aiutandole così a raggiungere ampia visibilità. Ci occupiamo quindi di chiudere contenuti esclusivi con i più rilevanti portali musicali, di cercare interviste e recensioni, portando all’ascolto di moltissimi addetti ai lavori la musica dei nostri artisti.

Ogni giorno abbiamo una to do list piuttosto folta (fortunatamente) fatta di mail da mandare, telefonate da fare, grafiche da preparare, ricerca, ascolto, ma anche ampliamento contatti (sia in Italia che all’estero). Tutto quello che serve per mantenere aggiornati i nostri contatti e per far sì che i nostri artisti godano del massimo supporto atto a crear loro un posizionamento sul panorama.




Come si decide di lavorare con un determinato gruppo o artista? C’è una selezione, una coerenza di genere negli artisti che proponete? Vi trovate spesso a dover rifiutare qualche proposta di collaborazione per mancata affinità artistica o per mancanza di qualità nella proposta?

Sicuramente c’è una selezione. Non sempre invece una coerenza sul genere, anzi. Ci piacciono molti generi musicali e abbiamo contatti per riuscire a coprire le esigenze di diversi “prodotti” musicali. Ci capita di rifiutare delle proposte, certo. Non sempre però questo è dovuto ad una bassa qualità del materiale che ci arriva; a volte semplicemente pensiamo di non essere le persone giuste per portare a casa i migliori risultati per quella tipologia di progetti.


Come si guadagna? Quali sono le dinamiche che portano introiti a chi offre il servizio? Ci puoi dire che tipo di accordo/contratto viene stipulato con band e artisti?

Ogni progetto, a seconda dei servizi che offriamo, ha ovviamente un diverso trattamento. Alcune attività creano introiti su delle percentuali (booking, attività editoriale, ecc..), altre un tariffario fisso. L’ufficio stampa è una di queste. L’accordo in questo caso solitamente non è legato a delle mensilità di lavoro, ma al garantire la promozione per la durata di “vita” del prodotto musicale (singolo, EP, LP) che stiamo promuovendo.


Ci si riesce a vivere? Quante persone lavorano in Costello’s?

Attualmente siamo in due che lavorano full time, e diversi collaboratori per le varie attività. Ci si riesce a vivere per quanto si riesca a vivere di un lavoro nel 2016, lavorando tanto e stringendo i denti.




Come si fa a creare la rete di contatti che serve poi a proporre il materiale delle band che seguite? Per una ragazza o un ragazzo che vuole iniziare a fare questo mestiere, qual è l’aspetto più difficile da affrontare?

Di facile non c’è niente. Sicuramente è un lavoro per cui è necessario avere tra le proprie attitudini il sapersi muovere al meglio nel mondo delle pubbliche relazioni. Bisogna essere appassionati ma pragmatici, attenti ed empatici, accorti e pazienti e sicuramente carismatici. La rete di contatti va creata seguendo tutto ciò che succede sul panorama, cercando le persone che ci lavorano, facendosi conoscere, conquistando credibilità. E’ molto importante saper comunicare, saper promuovere al meglio le proprie attività, ascoltare tanta musica e rimanere sempre aggiornati.


Costello’s oltre all’attività di ufficio stampa affianca anche booking e una serie di servizi che offrono un pacchetto completo per chi si vuole rivolgere a voi per la pubblicazione e la promozione di un disco, quali consigli puoi dare a una band o a un artista che si apprestano ad entrare in studio a registrare e vorrebbero che il loro lavoro abbia il riscontro più alto possibile?

Lavorate con dei professionisti e fidatevi di loro. Prima di entrare in studio è importante che ci sia un lavoro accurato sulla pre-produzione dei brani. Scegliete con cura quindi il vostro produttore artistico. A noi capita di seguire anche questo aspetto con gli artisti con cui collaboriamo e devo dire che il fatto di aver goduto della fiducia degli stessi sulla scelta di questa figura professionale (fondamentale) è stata fonte di gran soddisfazione per noi e per loro, portando ad ottimi riscontri e soprattutto ad una crescita artistica dei progetti con cui collaboriamo.


Riguardo al booking invece qualche tempo fa abbiamo intervistato Teo Motta di Progetto Cervo che a una domanda rispondeva: “In Italia la musica rappresenta un mercato piccolo dove spesso il pubblico non è dei più reattivi [...]. Intanto la differenza tra qui e l’estero è che fuori le programmazioni dei locali vanno più nel merito della qualità della proposta musicale mentre da noi sembra che si seguano dinamiche diverse, più legate all’immagine del gruppo, allo scambio di piaceri, ecc.”. Sei d’accordo con lui? È veramente così difficile in Italia?

Facciamo parte della società dell’immagine, è innegabile che questo abbia un peso su tutto ciò che riguarda qualsiasi “mercato”. Di sicuro, al di la di questo, c’è anche un problema di carattere “sociale”. Manca curiosità. Sono pochissime le realtà in controtendenza in questo senso. Ma, nonostante tutti gli anni, l’inizio di stagione sia sempre più complicato per l’attività di booking di progetti emergenti o pseudo-tali, penso che qualcosa stia cambiando.


Altra cosa che emergeva nell’intervista con Teo e che ultimamente è sempre più spesso argomento di discussione è che non c’è molto ricambio generazionale fra il pubblico e anche fra le band, sono sempre di meno i ragazzi e le ragazze che iniziano a suonare uno strumento e mettono su una band, cosa ne pensi a riguardo? Noti anche tu questa tendenza dal tuo punto di vista?

Sicuramente ci sono molti più producer e dj rispetto a chitarristi ultimamente, ed effettivamente sul pubblico appassionato alla musica dal vivo un certo ricambio generazionale manca. Esistono situazioni che fanno da collante tra questi due mondi, cerchiamo di continuare a rinnovarci per far sì che si possa sostenere la cultura. “E’ una guerra la fuori” (cit.)


Come Costello’s organizzate anche vari eventi, fra i quali il più importante è sicuramente il Pending Lips Festival, come mai, nonostante il successo di talent vari, se ne vedono sempre meno di concorsi musicali dedicati all’indie/underground? Che difficoltà si incontrano a organizzare un evento del genere? Quali sono invece le soddisfazioni più grandi che avete avuto?

Diciamo che l’unica cosa difficile è realizzare un format che porti qualcosa di davvero significativo alle band emergenti, e in questo, con molta umiltà, forse Pending Lips è l’unica manifestazione che sia “riuscita”. Le soddisfazioni sono tante, ma la cosa che ci fa sempre più piacere è ricevere dei bellissimi feedback dalle band che partecipano, segno che appunto, le cose si sono fatte bene.




Come vedi in generale la situazione della musica indie italiana? È un ambiente in crescita, ci sono possibilità di sviluppo e apertura verso nuove strade oppure è un “mercato” chiuso dove bene o male sono sempre gli stessi soggetti a operare?

Penso che sì, sia un ambiente in crescita. Non credo siano sempre gli stessi soggetti ad operare, vedo tantissime realtà nuove nascere e crescere. Forse il motivo per cui ora si sta incrociando così tanto il mercato indie con quello mainstream è proprio che tutte le nuove realtà che con estrema competenza e un efficientissimo scouting hanno lavorato per anni in maniera impeccabile, cominciano a raccogliere ciò che hanno seminato.


Dopo aver spaziato un po’ torniamo a quello che più vi riguarda, quali sono i progetti che state curando oggi e quali sono secondo voi gli artisti di cui sentiremo parlare nel prossimo futuro?

Di progetti ne stiamo seguendo tantissimi, crediamo in tutti loro.

Stiamo cercando di studiare strategie atte a valorizzare ciascun progetto.

In questo momento speriamo che i Les Enfants (attualmente tra i protagonisti di X Factor) possano andare lontano perchè, oltre ad essere fighissimi, sono davvero dei ragazzi d’oro a cui non si può non voler bene.

Peace & Love

S.