Fiato Sospeso: musica e illustrazione per rompere gli schemi della provincia

Fiato Sospeso: musica e illustrazione per rompere gli schemi della provincia

L'anno scorso ha debuttato un piccolissimo evento che si svolgeva in una zona remota fra Abruzzo e Molise. Avrebbe potuto essere uno dei tanti che nascono e muoiono alla prima edizione, ma invece gli organizzatori del Fiato Sospeso Fest si sono messi di impegno e quest'anno hanno creato un'edizione importante, divisa fra musica, illustrazioni e fumetti, posando una pietra fondamentale anche per il futuro.

L'associazione Fatto Bene e V4V Records hanno riunito alcuni nomi storici dell'indie e del mondo del diy italiano, unendoli a band giovani e molto valide, oltre ad artisti illustratori, che necessitano e meritano tutto il supporto possibile per emergere e diventare a loro volta nomi importanti. Un occhio di riguardo alla qualità del cibo e della birra fanno il resto e l'ingresso gratuito completano il quadro alla perfezione, dando la possibilità a tutti di vivere un bell'evento in un piccolo paese di provincia come San Salvo (CH).

Abbiamo fatto qualche domanda a Michele Montagano di V4V, coinvolto in prima persona nell'organizzazione del festival.


Ci sono festival che mischiano varie arti, cinema, libri, danza, voi però avete scelto di concentrarvi su due aree: musica e illustrazione/fumetto. Come mai questa scelta così selettiva? Credete che musica e illustrazioni abbiano un rapporto privilegiato?

Non credo vi sia un rapporto privilegiato, piuttosto un mescolarsi continuo di suggestioni e degli stessi protagonisti (se pensiamo ad es. ad Alessandro Baronciani, uno dei nostri ospiti, militante negli Altro e Tante Anne oltre che fumettista affermato). Penso che siano due linguaggi che si influenzano in continuazione proprio perché magari l'uno completa l'altro. Prova ad immaginare un film senza musica.
Sin dagli albori la narrazione è stata accompagnata dalla musica (penso ai primi film muti con pianista o orchestra). Al di là di queste considerazioni, a tratti magari anche troppo speculative, il senso del nostro piccolo e giovane Fiato Sospeso è stato fin dall'inizio unire e sensibilizzare su quelle che sono di fatto le produzioni dal basso, ossia slegate da logiche di mercato e in piena ottica diy – punk, siano esse musica che arte in generale. L'idea è di creare una giornata “sospesa” in cui non è la cultura di massa a dominare né le sue logiche di mercato.


Nella pratica, come si fanno comunicare questi due mondi all’interno di un festival, in modo da non creare due contenitori differenti nello stesso luogo?

Credo che di base i due contenitori siano differenti ma allo stesso tempo consentano di creare un'atmosfera ben specifica, che è quella di cui ti parlavo sopra. Una sorta di “sospensione”, appunto. Il nostro intento è quello di interessare e incuriosire un pubblico del tutto trasversale ed è anche per questo che facciamo partire tutto dal pomeriggio in modo tale che anche famiglie o persone più adulte e, perché no, anziani, possano farsi un giro tra gli stand e approfondire gli stili di ogni ospite.
La musica si lega al contesto presentando sonorità e attitudini vicine ad un determinato ambiente che vive di grafica, design, illustrazione, fanzine, ecc. Creando di base una situazione generale adatta a sensibilizzare su quella che una volta poteva apparire come controcultura, ma che di fatto oggi sta arrivando a un numero sempre maggiore di persone, interessando grandi case editrici e diventando anche fenomeno di consumo. Cosa che penso non sia assolutamente un male considerando la gavetta di base nel mondo del diy e il protendere il tutto verso un pubblico nuovo. Il ricambio generazionale è sempre un fattore importante per portare avanti le cose.


Qual è la parte più difficile dell’organizzazione?

Eheh direi tutto! Come ogni festival, per quanto piccolo e con tutti i limiti del caso c'è tantissimo lavoro alle spalle e moltissime cose delle quali prendersi cura. Non saprei da dove iniziare. Una cosa è certa: se si partisse con maggior supporto economico le cose sarebbero davvero molto più semplici. Ma anche questo è diy.


Quest’anno oltre a band giovani, avete voluto inserire anche due nomi importanti del panorama indie italiano: Tiger! Shit! Tiger! Tiger! e Umberto Palazzo. La crescita di un festival è direttamente proporzionale ai nomi che propone?

Non so dirti. Fin dal principio l'intenzione non è stata quella di puntare sui nomi. Siamo partiti l'anno scorso coi GOMMA al quarto o quinto concerto di sempre per dare spazio ai giovani, cosa che quest'anno facciamo coi Cucineremo Ciambelle. Alla fine qui in provincia vi saranno pochissime persone che davvero conoscono a fondo gli artisti da te citati come TSTT. L'idea è sempre stata di puntare su una determinata qualità artistica legata al contesto e concetto del punk, dell'alternativo.
Umberto Palazzo è un ottimo dj che ha accolto subito con entusiasmo l'idea di fare un set in una situazione come questa. Inoltre è di Vasto, la mia città e fin dal principio per me è stato importante concentrare tutte le energie artistiche locali, non solo quelle affermate su suolo nazionale. Credo comunque che l'importanza di un festival, oltre ai nomi, sia legata all'atmosfera che propone. Il pubblico deve essere contento di vivere un'esperienza simile e tornare a casa con l'idea di aver supportato qualcosa di bello e importante.


Se mettiamo una di fianco all’altra le line up delle due edizioni salta immediatamente all’occhio il salto di qualità, sia in fatto di prestigio dei nomi coinvolti che della quantità degli artisti coinvolti, quanto vuole diventare grande Fiato Sospeso? C’è margine per farlo diventare un appuntamento importante a livello nazionale?

L'idea di base è cercare di non morire facendo passi più lunghi della gamba o muoversi in modo troppo avventato, ma restare sempre nei propri limiti e fattibilità della cosa: fare esperienza, imparare dai propri errori e crescere sulla base dei precedenti. Ovviamente di fatto vorremmo renderlo un appuntamento fisso di quelli importanti per la musica alternativa e le autoproduzioni.
Ce la metteremo tutta ma abbiamo bisogno di tutto il supporto possibile; anche in virtù del fatto che l'ingresso è gratuito, consentendo a chiunque di passare anche solo per farsi un'idea della cosa. Inoltre viviamo in una bolla, quella della provincia che è davvero difficile da far scoppiare. La cosa importante è sensibilizzare su cose distanti da quelle che avvengono sempre, anno dopo anno, in ambienti come i nostri, spesso creati con una mentalità anziana per anziani. Sono così giovane e non posso farci niente.


Un piccolo festival in un piccolo paese, spesso viene vissuto più come un fastidio che come un’opportunità. Si pensa più alla gente che dorme, rispetto a quella che “vive”. Non si pensa che un evento piccolo o grande che sia, porta persone, indotto, cultura e intrattenimento. Come è stato accolto il vostro festival dalla cittadinanza e dalle istituzioni?

Al momento questo è il primo anno che lo si propone alla cittadinanza nella sua pienezza, considerando che l'anno scorso si è svolto tutto in una location sospesa tra Abruzzo e Molise, privata e quasi impossibile da raggiungere senza passaparola, considerando che non vi è nelle mappe di google! Quest'anno vedremo come andrà: è il nostro primo e vero banco di prova e il suo esito sarà esemplare per capire come muoverci e/o se muoverci in direzioni più grandi nel futuro. Come tutte le novità, sopratutto quelle legate alla nicchia, al momento stiamo ottenendo l'entusiasmo di quella fetta di pubblico alternativo o che semplicemente è stanco delle solite sagre di paese o concerti di Gino Paoli. Sopratutto, la cosa che più ci fa piacere è che è stato notato l'impegno e la professionalità con la quale stiamo lavorando da mesi, anche da varie attività e agenzia di zona. Speriamo di riuscire a realizzare qualcosa che aiuti tutti a crescere e il territorio a valorizzarsi.


Un festival come il Siren può aiutare ad aprire gli occhi sulle opportunità che un evento del genere crea? Può inoltre stimolare i ragazzi della zona a crearne di nuovi e le istituzioni a favorirne lo svolgimento?

Credo che questo stia avvenendo. Credo che tutti abbiano bisogno di somatizzare e capire cosa sta avvenendo loro attorno. Dare tempo al tempo è il modo migliore per fare avvenire le cose nel modo più genuino e sano possibile. Sicuramente in molti iniziano a capire l'importanza del nostro territorio, delle sue location e di quanto l'alternativa giovane e contemporanea, possa essere importante in visione di un'evoluzione stessa del territorio.


Perché qualcuno che vive fuori da San Salvo e zone limitrofe dovrebbe venire al Fiato Sospeso? Cosa si perderebbe rimanendo a casa?

Beh direi che restando a casa ti perderesti comunque il vedere il cielo, le stelle, due amici al bar. Nello specifico però, penso che si perderebbero davvero una bellissima atmosfera e delle band di livello. Qualcuna che secondo me ha da elargire un grande potenziale come Regarde e Cucineremo Ciambelle. Senza contare lo spettacolo offerto dai MOOD, per quello vi stiamo preparando davvero qualcosa di esaltante. Inoltre vi sono più di dieci ospiti che venderanno magliette, fumetti, stampe e gadget bellissimi. Se poi consideriamo l'ottimo food & drink di zona come arrosticini, hambuger gourmet, panini veg e birre artigianali... Io fossi nel pubblico sarei stragasato di usufruire gratuitamente di tutto questo.


Credo che la personalità di un festival e il suo valore vengano soprattutto dall’idea di base dalla quale nasce. Cosa avete pensato quando avete detto “facciamo un festival”, da dove è arrivata la spinta per metterlo in piedi?

È nato tutto a caso per passione e volontà di unire gli immaginari che più ci piacciono e coi quali quotidianamente facciamo i conti. La spinta è nata dalla voglia di fare cose nel posto in cui si è nati e si vive, valorizzando un territorio che ha molto più da offrire di tanti altri nei quali si svolgono festival affermati e importanti. Non possiamo assolutamente essere da meno nel momento in cui partiamo da location come le nostre e da un ambiente che tutto sommato è davvero rilassante e vacanziero.