Giò Sada e i Barismoothsquad ci raccontano il loro viaggio allo SXSW di Austin

Giò Sada e i Barismoothsquad ci raccontano il loro viaggio allo SXSW di Austin

Ciao ragazzi. Allora, parliamo del vostro tour americano. Ho dato un’occhiata alla pagina facebook di Giò e di BBS per capire quanto sia stato divertente. Ho trovato una foto di Fletcher dei Pennywise e un testo nel quale raccontate di come vi siate imbucati allo show a invito grazie a lui, con tanto di video di voi che cantate Bro Hymn dal palco.

Guardandoli da un metro di distanza, quali sono gli aspetti che più vi hanno impressionato del modo che hanno di suonare?
Loro sono una macchina da guerra sul palco. Quando te li trovi davanti capisci perché sono un'icona del punk da vent'anni e più. Poi alla fine del loro set hanno invitato"gli italiani" sul palco e noi ci siamo fiondati senza pensarci un attimo... grandiosi!

Il South by Southwest è forse il più importante festival al mondo nella sua categoria. Provate a farne capire la grandezza e l’importanza a chi non ci è mai stato semplicemente per come lo avete vissuto voi...
Il SXSW è un momento importante per farsi notare. Vale per la musica, vale per la tecnologia, idee e innovazioni di qualsiasi tipo. È un'immersione vera e propria. Si va in giro per ore, si conosce gente e ci si scambia esperienze. Poi gli states sono di per sè un'attrazione. Una figata che consigliamo di fare se vi piace la musica.

Quali sono stati, Pennywise a parte, gli incontri più significativi della vostra settimana ad Austin? C’è qualcuno con cui avete vissuto aneddoti che racconterete anche tra 30 anni davanti a una birra?
Abbiamo incontrato Fletcher, Abe Cunningham dei Deftones, Brann Dailor dei Mastodon, ma anche gente comune sugli autobus o nei supermarket. L'episodio con il nostro tassista di fiducia che ci ha regalato 50 euro che aveva conservato nel suo portafogli è di sicuro il più divertente.

Ora, esaltati da questa cosa, (irraggiungibile, oltre le nuvole eccetera) cosa altro potevamo aspettarci?
Di sicuro non un tassista Eritreo,al tempo emigrato in Italia, ottima padronanza della lignua, vissuto anni a Busto Arsizio, venuto ad Austin a lavorare e a studiare meccanica ma che preferisce L'Italia. Prima ci regala una 50€ che aveva con se come ricordo e poi non ci vuole far pagare il taxi che ovviamente abbiamo pagato il doppio imponendoci, almeno in questo, dopo aver avuto un'altra bella lezione di vita sui pregiudizi. Tutto in un'unica giornata allucinante di 5 wagnun All'Ameriga che forse nessuno di noi avrebbe pensato mai di vivere.

Che tipo di accoglienza avete avuto una volta sbarcati sul suolo americano? Cosa pensate della direzione che ha preso una parte della politica degli Stati Uniti riguardo all’immigrazione e alla libera circolazione delle persone?
Non abbiamo avuto alcun problema una volta atterrati ad Atlanta, anzi li c'è una cultura musicale molto forte quindi i musicisti sono visti di buon occhio. Le questioni americane non credo siano di nostra competenza. Gli Usa hanno le loro regole, con pregi e difetti del caso.

Che tipo di riscontro ha avuto la vostra musica tra il pubblico americano?
Qualche parere positivo sulla nostra musica l'abbiamo sentito. C'è da dire che in un contesto ampio come il sxsw, dove c'è tantissima musica in giro, non è detto che al tuo concerto ci sia il tuo "pubblico ideale". A quel punto tanto vale dare il massimo e puntare a sorprendere chi magari è li per caso, com'è capitato anche a noi del resto.

A vostro avviso negli States la distinzione tra mainstream e indie è meno netta rispetto all’Italia? I due mondi comunicano di più?
Non credo che la distinzione sia meno netta. Probabilmente c'è più spazio nel mercato discografico anche per generi "alternativi" e di conseguenza il pubblico è più aperto alle novità e pronto a sostenere economicamente band e musicisti che fanno bella musica.

Per chiudere… anche se con il vostro tour americano non ha molto a che fare, trovo che sia stato d’esempio vedere come Giò abbia saputo trasmettere un messaggio semplice ma importante sia al mondo mainstream che a quello indipendente. Ovvero che nella musica conta cantare e suonare bene, avere seguito e visibilità, ma che alla fine del giorno, conta soprattutto avere una visione più aperta di sè stessi come artisti e di come ci si rapporta con i musicisti con i quali si vive e si collabora. Vorrei che ci parlaste della vostra città e di quello che fate per aiutare la musica ad avere spazio.
Bari è una bella città, magari un po' indietro su alcuni aspetti della promozione artistica. Però i musicisti e i locali che amano la musica si danno molto da fare e si sostengono. Anche noi abbiamo organizzato concerti di ogni tipo e in qualsiasi posto possibile. Speriamo che questo mood non si fermi mai.