Gioia e Rivoluzione Ep.1 - Prologo

Gioia e Rivoluzione Ep.1 - Prologo

Da Adriano Celentano agli Area corre un arco piuttosto ampio. Quello che abbraccia lo scibile del rock italiano nei primi vent'anni di vita, dalla fine degli anni 50 alla seconda degli anni 70.

In mezzo tante cose.

Dai primi vagiti rock'n'roll arrivato da noi con il dovuto, costante, cronico, ritardo del già citato Celentano (con Luigi Tenco al sax nella sua prima band), affiancato della giovanissima Mina (ancora Baby Gate), Jannacci e Gaber in coppia ne I Due Corsari, Ricky Gianco e Little Tony.

Poi arrivarono i Beatles e anche la Penisola fu invasa da cloni più o meno attendibili e originali dei Fab Four.

Contrariamente a come è sempre stato considerato, il Beat Italiano (dispregiativamente spesso ribattezzato Bitt) ha invece prodotto una lunga serie di ottimi brani, dischi e gruppi, riuscendo in alcuni casi a diventare originale, distintivo e particolarmente personale.

Nomi come Corvi, Equipe 84, Nomadi, Caterina Caselli, Rokes, nel primo periodo o le sperimentazioni psichedeliche de Le Stelle di Mario Schifano, Chetro & Co, delle prime Orme alla fine dei 60's sapranno regalare lavori di ottimo spessore e notevole creatività.

Con il nuovo decennio si sviluppa una scena prog particolarmente prolifica e che troverà grazie a nomi come Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, tra gli altri, oltre alla “musica totale“ degli Area, considerazione e omaggi anche, per la prima volta, all'estero.

Il tutto affiancato da un fortissimo movimento cantautorale, spesso strettamente correlato all'impegno politico, che monopolizzerà a lungo classifiche e interesse del pubblico.

Nell'ambito del quale si distingueranno alcuni nomi (Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Enzo Maolucci) che si orienteranno verso forme di rock più duro e minimale.

La sintetica e generica premessa vuole inquadrare una situazione artistica e musicale dalla quale, nonostante tutto, alla fine degli anni '70 riuscì con fatiche immani ad emergere una scena punk/new wave, che sfociò, dopo una pionieristica e confusa partenza, in un calderone tanto scomposto quanto ricco e creativo.

Dall'estero le novità arrivavano con il contagocce e notevole difficoltà.

Le radici autoctone da cui attingere erano rare e alquanto improbabili da trovare.

Il rock'n'roll nostrano non raggiunse mai le punte “selvagge” di quello originale.

I riferimenti erano prevalentemente se non esclusivamente “bianchi”, già edulcorati dalla “sporcizia blues”.

E a loro volta ulteriormente ripuliti per il pubblico perbenista italiano.

E così non abbiamo mai avuto i “nostri” Stooges, MC5, Who a fungere da apripista.

Possiamo segnalare in ordine sparso, tra i brani che hanno in qualche modo potuto fare da “seme” per qualsivoglia istanza punk, il rock n roll sguaiato e scorretto di Ghigo che nel 1959 cantava in “Coccinella” di un travestito, quello demenziale di Clem Sacco (vedi “Baciami la vena varicosa” o “La chunga twist”) o l'acidissimo “Atto di forza numero 10” dei Ragazzi del Sole, “Ricordami” dei Ranger Sound , “Era un beatnik” delle Teste Dure (tutti e tre del 1966), “Un ragazzo di strada” dei Corvi (la “Ain't no miracle worker” dei Brogues).

Nei primi anni 70 anche dalle nostre parti arriva l'hard rock ma in forma piuttosto convenzionale e che solo occasionalmente guarda alle nuove sonorità glam e pub rock in voga in Inghilterra e Usa (da cui tanta linfa vitale trarrà il punk).

Il solo Renato Zero trova fascinazione in personaggi come David Bowie e Lou Reed.

Nell'esordio “No mamma no” del 1973 troviamo un brano come “Make up make up” decisamente glam e, in altri brani, numerosi vari riferimenti ad album come “Transformer”, “Hunky Dory” e “Ziggy Stardust” (in particolare nell'oltraggioso, per l'epoca, look).

Anche Patty Pravo omaggia Lou Reed e la sua “Walk on the wild side” nell'album “Pazza idea” del 1973 con un arrangiamento fedele all'originale e un testo che pur stravolto mantiene l'ambiguità sessuale del protagonista (Peter con le mani voli via eri nato uomo e adesso più non vuoi...).

Molto forzatamente potremmo anche inserire il primissimo Eugenio Finardi che nello sconosciuto 45 giri d'esordio “Spacey Stacey / Hard Rock Honey” del 1973 suona un hard rock boogie non lontano da certe istanze glam rock in stile Slade.

Vale la pena sottolineare che la produzione discografica in Italia fino alla fine degli anni 70 era di quasi esclusiva pertinenza delle grandi case e di come il concetto di autoproduzione e etichetta indipendente fosse pressochè sconosciuto.

Realtà come la Cramps Records (che pubblicò i lavori degli Area, Finardi, Camerini ma che seppe aprirsi alle nuove realtà come gli Skiantos e i nuovi nomi del “nuovo rock” a fine anni 70) o la Bla Bla avevano caratteristiche e peculiarità che le avvicinavano al concetto di “indie” ma erano comunque ancora strutturate in maniera molto simile alle major.

Ed è altrettanto necessario ricordare come la stampa musicale nostrana fosse poco aperta ed incline ad esaminare le nuove correnti eccessivamente alternative in arrivo dall'estero, se non per stroncarle molto spesso apertamente o confondere le acque con giudizi superficiali e affrettati.

Si parte da questo panorama per andare ad esplorare il nuovo movimento musicale, artistico e culturale che dal 1977 in poi arrivò anche in Italia.


Cosa ascoltare:

GHIGO “Coccinella”

CLEM SACCO “La chunga twist”

I RAGAZZI DEL SOLE “Atto di forza numero 10”

RANGER SOUND “Ricordami”

LE TESTE DURE “Era un beatnik”

I CORVI “Un ragazzo di strada”

RENATO ZERO “Make up make up”

PATTY PRAVO “I giardini di Kensington”

EUGENIO FINARDI “Hard rock honey”