HER SKIN - Storie di folk al femminile

HER SKIN - Storie di folk al femminile

Her Skin è il progetto solista di Sara Ammendolia, giovane cantautrice modenese ma dal chiaro sentore nordamericano. Nel suo cantato come nel suo tocco di chitarra e ukulele si avverte subito una caratteristica: la delicatezza. L’atmosfera malinconica e sognante creata da Her Skin rilassa e conforta, e porta in luoghi lontani.Le sue canzoni sono raccolte in due EP, “Goodbyes and Endings” del 2015 e “Head above the deep” del 2016, uscito sotto Tempura Dischi. (Biografia di Bruno Mari)


Ho visto che il tuo primo EP è del 2015. Da quanto tempo suoni? Parlaci un po’ delle tue esperienze musicali precedenti e da quale tipo di pulsione creativa è nato il progetto Her Skin.
Ho sempre cantato e strimpellato la chitarra nella cameretta da quando ero piccola, cercando di imitare il papà, ma non ci ho mai messo troppo impegno. È stato dopo un viaggio di qualche mese a Londra nel 2013 che ho davvero iniziato a sentire il bisogno di scrivere canzoni. E così è nato “Goodbyes and Endings”. Ho fatto qualche concertino con Fausto Cigarini che suona il violino, poi ho provato a cantare in una band. Comunque nel 2015 tramite degli amici mi sono ritrovata nello studio di registrazione di Lorenzo Gaddi e quasi per gioco ho deciso di registrare i miei primi pezzi. Poi li ho pubblicati. Le ispirazioni vanno e vengono come delle onde, ma ora so che scrivere canzoni mi serve per stare bene.

Cos’ha di speciale l’ukulele? Puoi suggerirci degli artisti che lo suonano molto bene e che secondo te possano farci capire cosa vuol dire suonarlo davvero bene?
Ho iniziato a suonare l’ukulele dopo averne ricevuto uno azzurro per un compleanno. Penso sia uno strumento adorabile e pieno di energia. In ogni caso mi sembrava lo strumento giusto per non essere presa sul serio. Di artisti che lo suonano bene non ne conosco, ma le prime canzoni che ho imparato a suonare con l’ukulele sono di Beirut e Owl & Mouse.

A quanto pare sembra un buon periodo per chi suona musica in acustico. Stanno aumentando gli spazi per suonare e in generale, come nel tuo caso, vedo che gli artisti acustici riescono a suonare parecchio. Come pensi che si possa essere originali in un genere come questo, per il quale bene o male esistono una storia e una proposta contemporanea molto ricche?
Nel film Inside Llewyn Davis si dice “if it’s never new and it never gets old it’s a folk song”. L’originalità di ogni cantautore sta nelle sfumature. È importante.


Non so se ti è capitato di suonare anche all’estero, ma in generale quali pensi siano i punti deboli e i punti forti del contesto live italiano rispetto all’estero? Tu stai avendo esperienze sempre tendenzialmente positive o capita anche di dover affrontare situazioni sgradevoli?
Non ho mai suonato all’estero, ma qui in italia sto avendo soprattutto esperienze positive. Basta cercare di suonare nei locali frequentati da chi ha voglia di ascoltare.

Se ti chiedessi di farmi una playlist di 5 canzoni che pensi che io non conosca ma che dovrei conoscere quali sceglieresti?
La prima canzone che dovresti assolutamente conoscere è Life is a Gun di Jay Malinowski. Poi senza dubbio Undeclared dei The Dodos, che secondo me è una delle canzoni d’amore più belle mai scritte. Down in the Valley dei The Head and the Heart è di sicuro un’altra canzone che non puoi perderti. Poi per ultime citerò August Holland di Beirut e I Wanna Love You di Michael Rault.


Per concludere vorrei ci dicessi qual’è l’artista italian* o la band con la quale hai condiviso il palco che ti ha impressionata di più dal vivo…
Di sicuro i Comaneci. Abbiamo suonato al Festival Animarock lo scorso agosto, ma li avevo già sentiti tra alberi e lucine al Barcsòn Vècc. Hanno il potere di spezzarti un po’, per poi ricomporti nel modo giusto. È magico.

Grazie, ciao!


Link: http://www.diysco.com/profile/her-skin/

Foto: Stefania Cogliani