Come si ottiene il suono perfetto? Intervista a Enrico Baraldi (Ornaments, Waiting Room Audio)

Come si ottiene il suono perfetto? Intervista a Enrico Baraldi (Ornaments, Waiting Room Audio)

Dopo la lunga e interessante intervista con Simone Ravasi, abbiamo deciso di continuare ad esplorare il mondo del suono nelle sue implicazioni tecniche, attraverso le persone che lavorano manipolandolo al di là del mixer.

Così quando pensi ai suoni perfetti in Italia, se hai visto almeno una volta nella vita gli Ornaments dal vivo, il loro non può essere che il primo nome che ti viene in mente. Caso vuole che il loro bassista, Enrico Baraldi, sia anche un bravo ed esperto fonico, che ha messo mano su molti dischi della scena pesante italiana. Anche se il suono degli Ornaments abbiamo scoperto non dipendere direttamente solo dalle competenze del loro bassista, ci siamo addentrati ancora una volta in questo mondo fatto di orecchie fine e grande abilità, per capire di più come funzionano quei mestieri che a volte rimangono un po' nell'ombra.


Come hai iniziato a fare questo lavoro e quanto tempo ci è voluto prima che lo diventasse?

Erano i primi anni 2000 o forse '98/'99 insomma avevo 18/20 anni e insieme ad amici gestivamo un circolo arci a Mirandola dove sono cresciuto. Organizzavamo concerti e tra le altre cose facevo anche il fonico. In tutti questi anni ho continuato con questa passione, che mi ha portato a girare con band come fonico live e poi ad aprire uno studio di registrazione vicino a Reggio Emilia, fino ad arrivare a oggi dove ho la mia regia audio (Waiting Room Audio) a Bologna, dove vivo, e un paio di studi che uso per le registrazioni. Oltre a questo faccio altro durante il giorno ma questa passione occupa la maggior parte delle mie giornate, notti comprese.


Quanto c’è da studiare e quanta pratica serve per raggiungere un livello di professionalità accettabile?


Il mio percorso è iniziato come autodidatta, ho speso il giusto tempo sui libri cercando di imparare il più possibile in breve tempo le basi e poco più, poi ho avuto la fortuna di applicare nel pratico, come fonico live (Three in One Gentleman Suit, The Death of Anna Karina). Lì davvero impari molto sul campo, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo e ogni volta è una situazione differente, poi col tempo ho capito che lo studio è la dimensione dove mi trovo più a mio agio e da allora il tempo trascorso all'interno di esso è sempre aumentato fino ad oggi.

Questo per dire che nel mio caso tutto quello che so è grazie alle esperienze che ho fatto sul campo e nel pratico, circondarsi e chiedere a persone che ne sanno piùdi te e quindi confrontarsi è sempre una cosa positiva e da fare sempre.
Potendo tornare indietro però sicuramente farei un corso professionale o mi iscriverei a una scuola, lo farei perché penso che grazie all'insegnamento che ti dà un professionista potrei arrivare in maniera ancora più veloce e diretta ad ottenere l'obiettivo prefissato parlando in termini di frequenze e di sound.

Inoltre a oggi gli sbocchi professionali che un corso o una scuola possono offrire sono diversi; non so se ho risposto alla domanda ma so per certo che di imparare non si è mai finito specialmente in un campo come l'audio dove le regole ci sono, ma molto è dato dalla creatività.


Non è mai “buona la prima”, ma bisogna ripetere diverse volte e conta soprattutto quanto ti sei preparato prima di entrare in studio, quello fa la differenza


In che modo operi su un disco?


Mi occupo di registrazioni e missaggi, diciamo che quando una band mi contatta o quando sono io a contattare una band mostrando il mio interesse nel lavorare con loro, allora iniziamo a capire assieme che tipo di risultato e relativo sound vorrebbero ottenere. Se registrare in presa diretta o a traccie separate, chiedendo che backline usano e fornendo loro informazioni della backline che userei io o che vorrei usare, insomma definendo tutti gli aspetti tecnici relativi alla realizzazione del disco. Ascolto
i brani che loro hanno e che andremo a registrare in studio e da li inizio a costruirmi in testa quello che poi una volta in studio andrò a realizzare nel pratico.


Qual è secondo te la parte più importante del tuo lavoro, quella da cui dipende un po’ tutta la riuscita del prodotto finale?


Penso che la parte cruciale e più importante del mio lavoro è proprio nei primi giorni quando assieme alla band o all'artista si entra in studio. Molto del suono che si trova su disco viene fatto proprio in fase di registrazione, mi piace spendere tempo nello scegliere i microfoni che ritengo siano validi per il suono che voglio ottenere e che ho in mente, cercare la posizione più appropriata, cercare la giusta accordatura dei fusti della batteria consigliando e confrontandomi sempre col musicista che ho di fronte in modo da trovare il giusto bilanciamento.

Inizio sempre programmando le cose mesi prima e alla band chiedo dei “provini”, che semplicemente sono delle registrazioni fatte in sala prove, questo mi serve per capire il sound grezzo della band e credo che sia quella la parte che mi piace mantenere anche in registrazione. Elaboro il sound che sento e penso a come fare per riprodurlo su disco.
Poi in studio ovviamente le dinamiche cambiano un po', ci sono un sacco di macchine analogiche e il timbro dato dal mixer, il suono dello studio e delle sue stanze, ma non dimentico il suono che ho in testa, come ho spiegato sopra, cerco sempre di avvicinarmici il più possibile. Sempre però con un orecchio teso ai musicisti che sono li con me, confrontandomi con loro e spiegandogli cosa faccio e cosa ho in mente, ascoltando le loro impressioni e pareri. Il bello sta proprio qui, che alla fine si diventa come una squadra, ognuno col suo ruolo definito ma tutti concentrati a raggiungere un obbiettivo comune.



Molti parlano di frequenze senza poi sapere bene cosa siano e come si comportano (anche 
io a volte, lo ammetto), ci puoi spiegare senza entrare troppo nel tecnico come operi sulle frequenze dei vari strumenti al fine di avere un suono equilibrato su un disco?


Dipende, ogni disco e quindi ogni registrazione è diversa dalla precedente, non ho un vero e proprio modus operandi o una scaletta.
Quando intervengo con equalizzatori cerco sempre di lavorare per sottrazione attenuando quelle frequenze di cui non ho bisogno. Nelle batterie soprattutto opero in questo modo e rimango sempre sorpreso nel sentire la pulizia che si ottiene, per le chitarre e per i bassi faccio un discorso diverso. Dove e quando posso faccio usare al musicista delle casse che scelgo io, nello specifico uso una cassa costruita dall' ElectricAmp. Oppure ho la fortuna di usare delle casse costruite da Gianluca Turrini, ovvero le Magnitude, quindi già in principio ritrovo un suono che risponde alle mie esigenze.


Che tipo di errori riscontri più frequentemente nelle band con cui lavori?


Non credo si possa parlare di errori, posso solo dire che ogni volta è un'esperienza nuova e diversa, apparentemente sembra che ci sia solo da premere REC o PLAY invece ogni volta ti relazioni con persone nuove, coi loro gusti e i loro caratteri.

Come tecnico audio devi “tradurre” in suono quello che il musicista ha in testa e che ti sta spiegando a parole, cercando di metterci un po' del mio gusto personale. È un meccanismo per me affascinante che porta a soddisfazioni da ambo i lati.
Non saprei dirti se ci sono errori o se sono gli errori a volte a portarti su strade che non hai ancora battuto e che quindi ti portano anche a sperimentare e di conseguenza a una crescita personale.


Qual è secondo te la cosa da non fare mai quando si va a registrare un disco?


Registrare un disco richiede un impegno mentale e una concentrazione elevata, ritengo che bisogna rimanere sempre “sul pezzo” quando si è in studio, fintanto che la concentrazione non cala, poi ben vengano i momenti di svago e di euforia dove spesso vengono fuori le gag migliori, però credo che non si debba mai perdere di vista l'obiettivo.


Su quali aspetti bisogna lavorare di più per avere un ottimo prodotto in studio?


Per come mi piace lavorare ritengo che un aspetto fondamentale sia l'esecuzione. L'equipaggiamento che lo studio offre, la competenza del tecnico che ti sta registrando sono una grossa fetta del sound che poi si avrà sul disco. 
Ma come suoni quella canzone, la giusta dinamica che imprimi allo strumento, il mood con cui lo stai suonando fanno si che quel pezzo sia suonato bene o meno. Questo vuol dire che spesso non è mai “buona la prima”, ma bisogna ripetere diverse volte e conta soprattutto quanto ti sei preparato prima di entrare in studio, quello fa la differenza.


Nell’intervista a Simone Ravasi si discuteva sull’importanza del produttore artistico in Italia. Quanto conta secondo te avere una figura come il produttore e perché in Italia non è molto diffusa?

Sono pienamente d'accordo con Simone e con quanto ha scritto, credo che il produttore sia una figura importante oltre che essere un'esperienza che potrebbe dare molto in termini di crescita artistica. Sul fatto che sia poco diffusa qui in Italia penso sia dovuto al fatto che neanche il musicista stesso, nella maggior parte dei casi, sappia esattamente cosa sia e che ruolo ha il produttore artistico.

Il produttore lavora sulle canzoni, sulla scrittura, sul sound che ha la band, è la persona con cui ci si mette a nudo, tiri fuori quello che pensi e quello che hai in mente di mettere in musica; il produttore dovrebbe lavorare con la band fin dalla scrittura dei pezzi in sala prove per avere un ruolo determinante.
Purtroppo come giustamente dice Simone, spesso l'idea di produttore che si ha è quella del fonico che registra il disco, inoltre spesso è un costo importane e in pochi decidono di investire soldi e tempo in questa direzione.


In una band sarebbe utile avere qualcuno che abbia competenze come le tue?


Dipende, se le competenze vengono usate per portare scompiglio all'interno della band oppure migliorie. Le mie competenze le applico in primis sul mio suono di basso e li mi fermo, lungi da me fare il saccente e dire agli altri cosa dovrebbero fare o come dovrebbero farlo.
 Non so se è una questione di competenze, sicuramente avere una visione globale del suono della band quello si che è di aiuto.


Chiunque abbia visto dal vivo gli Ornaments avrà notato che sul palco avete suoni sempre
 perfetti, come lavorate su questo aspetto?

Ognuno di noi Ornaments sa come ottenere il suono che vuole e quindi usa un determinato modello di chitarra abbinato a un determianto modello di testata abbinata a un determianto modello di cassa. È un percorso a cui ci si arriva col tempo e confrontandosi, come ogni band fà, direi.
Avendo un fonico (Gianluca Turrini) che da sempre ci segue e che sa come gestire il suono che proviene dal palco ci si può confrontare e si studia come ottenere “quel” suono. Infatti abbiamo scelto delle casse da chitarra costruite proprio da lui, su nostre specifiche ma con le sue conoscenze e competenze.


Quali sono gli ultimi dischi su cui hai messo le mani?


In termini di uscite sono davvero soddisfatto del disco dei CALVARIO, band milanese che ti apre il cranio a metà, su altri scenari invece il disco di J.H. GURAJ, un disco che ascolto quando c'è bisogno di una pausa riflessiva. Proprio oggi mentre scrivo esce il disco dei piemontesi NITRITONO, mentre tra poco meno di un mese uscirà il secondo disco dei NADSAT, duo nostrano chitarra e batteria coi fiocchi, altre uscite recenti sono state ACTION DEAD MOUSE, MONTAUK, MESICO. Ma se volete approfondire e farvi un'idea di tutto quello su cui ho avuto il piacere di lavorare, fatevi un giro su www.enricobaraldi.com.