CUT: "non dare per scontato il fatto di avere un palco e un pubblico e affrontare ogni concerto come se fosse l’ultimo."

CUT: "non dare per scontato il fatto di avere un palco e un pubblico e affrontare ogni concerto come se fosse l’ultimo."

I CUT sono una delle band più importanti per la storia dell'indie italiano, attivi dal '96 hanno fatto migliaia di date in Italia, ma anche in tutta Europa. All'attivo hanno cinque dischi, fatti di un suono ruvido e diretto, pieno di distorsioni e tensione.

Ma non sono solo una band che ha fatto la storia, sono anche un progetto vivo e attivo, che sa regalare grande qualità sia sul palco che in studio, come testimonia il loro ultimo disco "Second Skin", recensito ottimamente da più o meno tutti. Sono inoltre un grande esempio di coerenza, passione, costanza nel perseguire la loro idea di musica, senza nessun compromesso, puro r'n'r senza fronzoli: basso, chitarra, batteria e sudore.

In attesa del DIY DAY di sabato abbiamo chiesto a Ferruccio Quercetti, chitarra e voce della band, di rispondere a qualche domanda, per conoscerli meglio prima che salgano sul palco della Santeria Social Club di Milano.

La vostra storia ha attraversato forse il periodo in assoluto più ricco di cambiamenti della musica: il culmine degli anni '90, l'arrivo di Napster e degli mp3, youtube, la nascita dello streaming e chissà cos'altro.
Per una band indipendente in italia è molto difficile arrivare al traguardo dei 20 anni, mentre voi siete ancora qui e in formissima, basta sentire il vostro ultimo disco. La stragrande maggioranza delle band che c'erano quando avete iniziato non ci sono più. Come riuscite a portare ancora avanti questo progetto e come coltivate questo bisogno? Perché è inevitabilmente un bisogno altrimenti non sareste ancora qui.

Ci fanno spesso questa domanda e la nostra risposta è sempre più o meno la stessa: perché smettere di fare qualcosa che ami fare? Vedi per noi non esistono secondi fini se non fare la musica che già facciamo. Nel momento in cui i CUT sono nati avevamo già raggiunto il nostro obiettivo fondamentale: poter suonare e condividere la nostra musica con il mondo. Ora si tratta solo di farlo sempre meglio e, si spera, in condizioni sempre migliori, ma anche se quest’ultima condizione non si dovesse verificare non sarebbe comunque un problema. Siamo cresciuti in un’epoca in cui anche solo ascoltare certa musica era un’impresa, figuriamoci farla, pubblicarla e suonarla dal vivo. Siamo riusciti ad ottenere tutto questo con le nostre forze e a prezzo di sacrifici giganteschi. Non c’è niente che ci piaccia di più di comporre, registrare e suonare dal vivo la nostra musica. L’unico rimpianto è quello di non poterlo fare 24 ore su 24 perché dobbiamo fare tutti altri lavori per mantenerci.

Qual è secondo voi l'aspetto in cui è cambiata di più la musica da quando avete iniziato a oggi? Cosa è migliorato e cosa è peggiorato?

Per noi è cambiato ben poco. Il nostro atteggiamento e il nostro modo di fare musica non è mutato di una virgola anche se ora ci avvaliamo dei mezzi di comunicazione contemporanei per alcuni aspetti organizzativi e per far conoscere quello che facciamo. Dal punto di vista discografico è lo stesso: mai guadagnato un lira dai dischi, oggi come nei tanto decantati anni 90, anzi direi che siamo costantemente in perdita da quel punto di vista ahaha. Notiamo invece un cambiamento nel pubblico specie in quello più giovane. Spesso ci accorgiamo che permane una self consciousness esasperata per la quale la gente non si lascia più andare del tutto. E’ come se il proprio super-ego social, che restituisce costantemente una percezione pubblica del sé, impedisse alle persone di godersi le cose nel momento. Del resto cosa può fare una povera rock and roll band quando la gente gira con degli smartphone in tasca che promettono accesso illimitato, vero o falso che sia, a tutte le cose del mondo di oggi di ieri e di domani? Per fortuna non è sempre così, ma questa tendenza a non vivere qui e ora, o meglio a viverlo in uno spazio virtuale come si diceva una volta, è sicuramente presente e non fa certo bene al rock and roll. Per noi era l’esatto contrario, era tutto basato sul qui e ora, in presenza fisica e mentale, insieme agli altri. Semplici differenze generazionali: siamo tutti quarantenni in questa band, che ci vuoi fare?

Vedere le vostre date elencate sulla pagina facebook fa impressione sia per il numero che per i luoghi che toccate (quest'estate avete fatto l'ennesimo tour in Inghilterra, fra le altre), immagino che però i CUT non siano l'unica vostra attività nella vita. Se posso chiedere, cosa fate quando non siete in giro o in sala prove?

Io (Ferruccio) lavoro per l’università di Bologna anche se adesso sono in aspettativa. Carlo e Gaetano sono operatori per cooperative che si occupano di inserimento dei giovani nella scuola e nel mondo del lavoro. Gaetano insegna anche batteria per la Scuola popolare di musica Ivan Illich a Bologna.


Voi avete un approccio molto diretto e ruvido alla musica, su Second Skin sembra quasi di sentirvi sudare, come l'avete registrato e come lavorate sui pezzi in studio?

Noi abbiamo sempre registrato i nostri dischi in presa diretta, registrando le basi dei brani live in studio e aggiungendo le voci e qualche sovraincisione di cose che sarebbe stato fisicamente impossibile suonare in contemporanea. Questa cosa non è cambiata per Second Skin, anche se mentre per gli altri album abbiamo essenzialmente messo su nastro quella che era diventata la nostra scaletta live del momento nell’arco di pochi giorni, nel caso di SS siamo andati più volte in studio a registrare i brani che avevamo pronti di volta in volta. Ogni volta che tornavamo in studio aggiungevamo qualche dettaglio ai brani della volta precedente e registravamo le basi di altri brani. La presenza degli ospiti poi ha determinato un ulteriore peculiarità di questo disco rispetto ad altre nostre uscite. oltre a noi el disco sono presenti in vari brani diversi ospiti tra cui Mike Watt (Minutemen, fIREHOSE, Iggy & The Stooges, Il Sogno Del Marinaio...), Stefano Pilia (Rokia Traoré band, Afterhours, Massimo Volume, InZaire, Il Sogno Del Marinaio, Cagna Schiumante...), Sergio Carlini (Three Second Kiss, Serra/Carlini, Jowjo), Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut), Francesco Salomone (Forty Winks, Qlowski),Francesco Bucci, Paolo Raineri (Ottone Pesante, Junkfood), Bruno Germano (Settlefish, Arto). E’ un disco più lavorato in studio rispetto a tutti gli altri nostri album ma siamo contenti che la sua base essenzialmente live venga fuori comunque e rappresenti un collante per l’intero lavoro. Questo è anche merito del grande lavoro svolto al Vacuum studio di Bologna da Bruno Germano che ha registrato e prodotto l’album.

Invece, venendo a quel che più ci interessa, visto che il 28 sarete sul palco del DIY DAY, cosa è più importante sul palco secondo voi? Cosa volete trasmettere al pubblico? Se doveste fare qualche nome, quali sono le band o gli artisti che oggi rappresentano un punto di riferimento nel modo di affrontare il palco?

Ci sono tanti aspetti importanti per quanto riguarda il modo di affrontare il palco. Per noi è sempre un grande privilegio avere la possibilità di poter suonare la nostra musica davanti a qualcuno e cerchiamo di onorare questa opportunità dando il massimo ogni volta. Ecco direi che questa è la cosa fondamentale: non dare per scontato il fatto di avere un palco e un pubblico e affrontare ogni concerto come se fosse l’ultimo, l’ultima possibilità di farsi ascoltare e dire la propria musicalmente. Non si può controllare quello che si trasmette al pubblico. Ognuno interpreterà la tua performance in base a una serie di variabili infinite, perché fortunatamente ogni individuo è diverso. Quello che ci piacerebbe ottenere durante i nostri concerti è una sospensione temporanea dell’ordine costituito, anche della ripetitività un po’ stanca che si avverte tante volte nelle serate di musica dal vivo. Un concerto di questo tipo di musica deve essere eccitante, deve far perdere il controllo ai musicisti e ogni tipo di inibizione al pubblico. Non sempre riusciamo ad ottenerlo, ma questo è il nostro obiettivo ogni volta che saliamo sul palco. Iggy Pop e Nick Cave sono sempre degli esempi per quanto riguarda l’impatto live. Tra le band più recenti mi viene da citare i Blind Shake un gruppo di Minneapolis che vi consigliamo di andare a vedere dal vivo quando passeranno in Europa.

Se una delle band che si possono trovare su Diysco vi chiedesse un consiglio, cosa gli direste?

Non siamo in grado di dare consigli a nessuno, anche perché dal punto di vista artistico, diciamo così, ognuno deve rispondere alle proprie pulsioni: nessun consiglio da parte di altri potrà mai dare indicazioni su come accedere a certe cose e come articolarle in musica. Dal punto di vista gestionale siamo il peggior esempio possibile, in 21 anni non abbiamo imparato niente, quindi siamo noi a chiedere consigli a chi ce ne vorrà dare!