“Quand’è che vi vediamo a San Remo?” – Intervista ai BRUUNO

“Quand’è che vi vediamo a San Remo?” – Intervista ai BRUUNO

Belva è l’EP d’esordio dei BRUUNO, uscito il primo aprile 2016 su V4V-Records e Coypu Records in CD e Digitale (scaricalo gratuitamente qui).

BRUUNO è la conseguenza di un gesto impulsivo, un incastro di esperienze musicali diverse, unite per scuotere l’apatia del vivere quotidiano. Come il lato duro della gomma, che strappa il foglio ma non cancella lo scritto.



Conflitto con il passato, nichilismo passeggero, amore parzialmente corrisposto, aspettative deluse, claustrofobia e successiva voglia di riscatto. Se metto in fila una frase presa da ogni pezzo della tracklist di “Belva” il risultato è più o meno questo: “Camminavo da solo…” “Caduto per istinto e per sbagliare…” “Mi spaventi quando prendi troppo seriamente certe cose…” “ fa parte del gioco essere troppo spesso lento…” “Ora, non posso più restare qui…” “Abbiamo fatto passi da gigante…” La frase che avete inserito nel comunicato stampa per descrivere BRUUNO è senza dubbio evocativa, ma è una sintesi più utile al marketing che a me che scrivo l’intervista. Quando intervisto una band la cosa che mi interessa di più, al di là dell’aspetto musicale e del “si, bravi” (suonate sicuramente molto bene), è capire perché siete incazzati. O meglio, perché usate il vostro tempo per fare prove, canzoni e dischi in Italia?

Abbiamo imparato ieri (forse) il significato della parola “ufficio stampa” (e non ne siamo ancora sicuri). Perfavore non chiedercelo o facciamo una figura di merda. Non c’è un motivo specifico al “perché” facciamo tutto questo, lo facciamo e basta, ci piace pensarla così. La vita ci masturba già abbastanza con troppi perché.


Una volta era consuetudine registrare una demo, portarla al negozio di dischi dell’etichetta e aspettare a dita incrociate sperando di essere richiamati per una produzione. Oggi funziona in un modo un po’ (moltissimo) diverso. Nel vostro caso, visto che comunque avete una storia precedente con altre formazioni, qual’è stato il percorso che vi ha portati alla produzione dell’album? Tutto DIY oppure siete stati supportati da qualcuno in qualche modo?

Non abbiamo un percorso prestabilito, siamo presenti, interagiamo con quello che abbiamo intorno, suoniamo, cantiamo e lasciamo una scia più o meno intensa di quello che siamo, poi un giorno, per qualche motivo ti ritrovi in una stanza con degli strumenti e delle persone, e fai quello che ti senti. Abbiamo la fortuna di avere una sala prove che abbiamo arricchito di tanti bei giocattoli per ascoltarci e registrare quello che facciamo, siamo molto critici tra di noi e cerchiamo di fare tutto questo in un ambiente disteso e allegro, non ci prendiamo troppo sul serio. Era nostro interesse che questo ep fosse al 100% “noi”, con le nostre mani, ed è stato così, dalla musica alla realizzazione dell’artwork, dai disegni al video.


Non son sicuro che possiate essere incasellati in un genere preciso. O meglio, personalmente tendo a non volerlo mai fare perché penso sia un modo superficiale tutto italiano per sminuire gli artisti. Vorrei però capire chi sono i vostri punti di riferimento italiani, non tanto dal punto di vista del sound, ma più per quanto riguarda l’attitudine e la storia…

Ci piace molto il tuo modo di pensare, alle volte abbiamo l’impressione che alcune persone ascoltino 10 secondi di brano per bannarti in stile super quizzettone a mille band solo per il gusto di farlo, senza farsi attraversare un pò da tutto il racconto. Non abbiamo l’esperienza necessaria per dire se fuori dall’italia è così ma penso sia normale, concettualmente parlando è già stato fatto tutto. La maggior parte dell volte se non conosciamo qualcosa non è perchè non esiste, ma perchè non la conosciamo. Punti di riferimento? dovreste chiederlo personalmente a ognuno di noi, se venite ai concerti ne parliamo di persona, meglio così. Abbiamo tanti interessi, dalla pittura, al cinema, alla cucina, all’arte in generale, alla pornografia (perchè no). Tutto in un certo senso ci stimola.


Chi o cosa non sopportate della musica indipendente italiana? Michele Montagano a parte…

Michele è sicuramente la prima cosa, quando ci chiama o ci stalkera pesantemente è come un pac-man che si nutre della nostra linfa vitale (scherzi a parte, è in gamba il ragazzo, gli vogliamo già bene). Non abbiamo particolari “paranoie” riguardo “la musica indipendente italiana”, in realtà la stiamo conoscendo adesso in modo più approfondito, o perlomeno, ne conosciamo la facciata. In questo momento ci sentiamo come dei bambini brutti al luna park che si guardano intorno con la bocca aperta e se vediamo qualcosa che ci piace ci facciamo attrarre, se no ci allontaniamo.


A cosa pensate quando un anziano vi domanda “quand’è che vi vediamo a San Remo?”

Pensiamo a quanto sarebbe bello essere teletrasportati in quel momento nello spazio, essere divisi in millioni di particelle, essere soffiati via dal vento, inalati magari da un cane per essere espulsi tramite feci e urine, o semplicemente starnutiti (anche starnutiti da Costanzo sarebbe figo).


Grazie, in bocca al lupo.

“in bocca a noi” vorrai dire. Grazie a te/voi


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