Ogni band ha una montagna da scalare. I Cabrera ci parlano della loro...

Ogni band ha una montagna da scalare. I Cabrera ci parlano della loro...

"Una Montagna in Casa" (in uscita l’11 aprile) è il secondo album in studio dei Cabrera, giovane band Modenese che dopo un lungo tour che li ha visti aprire a band come Fine Before You Came, Fast Animals And Slow Kids e Gazebo Penguins, torna per consolidare le ottime premesse del primo lavoro (Da Qui Si Vede Tutto). Il disco è coprodotto da DreaminGorilla Rec, Out Stack, Screamore e Stay, registrato e mixato da Raffaele Marchetti all'Igloo Audio Factory di Correggio e masterizzato da Andrea Suriani presso l'Alpha Dept di Bologna.

Oggi vi proponiamo "Giraffa" in anteprima, secondo estratto dell'album.

Al secondo lavoro in studio ci si arriva sempre con maggior consapevolezza e con un’idea più precisa su come uscirne con un prodotto che rispecchi le aspettative e gli obiettivi prefissati. Qual è stata la differenza sostanziale in questo processo rispetto al primo disco?
Ciao ragazzi, il disco è stato scritto tra fine 2015 e fine 2016, in un anno. E anzi è stato riscritto due volte, con l'aiuto di Raffo (Raffale Marchetti), che ci ha prodotto, registrato e mixato tutto. Non possiamo parlare di consapevolezza o idea precisa, è un lavoro sicuramente molto distante dal precedente, una transizione verso qualcosa che sia il più nostro possibile, al di là dell'emo/post rock/post hardcore/ screamo, ma è un processo lungo, non ci sentiamo ''arrivati''. Aspettative e obiettivi prefissati non ce ne sono, se non essere il più sereni possibile nel suonare quello che ci piace.

Avete fatto molte date in questi tre anni, e non è sempre facile scrivere pezzi nuovi quando ogni due per tre sei in giro a suonare. Vi siete ritagliati un periodo di pausa per scrivere i pezzi nuovi oppure siete riusciti a metterli insieme fra una data e l’altra?
È stato tutto molto caotico in effetti, ci siamo ritagliati un po' di tempo per comporre in serate infrasettimanali, in sale prova sempre diverse. Però in realtà molto spesso scriviamo personalmente a casa nostra e poi ci ritroviamo per mettere insieme le idee, quindi è fattibilissimo.

Mi sembra che con questo lavoro abbiate voluto mettere una bella dose di coraggio sia nelle strutture dei pezzi, ma anche dal punto di vista della tecnica nel suonare. Come se aveste voluto misurare le vostre capacità e spingere per portare i vostri limiti più in là. È un’impressione corretta?
Assolutamente si, non so se siamo consapevoli o no della dose di ''coraggio'' , ma sicuramente ci siamo impegnati al massimo per complicarci la vita ahahah

Oltre a questo noto una certa sensibilità, da un lato più post-rock e dall’altro più pop, so che per molti questa parola provoca una levata di scudi improvvisa, ma sento molta più melodia, armonie costruite con attenzione, molti più passaggi puliti e una certa attitudine cantautorale a volte. C’è stato un lavoro in questo senso in fase di scrittura e poi in studio?
È stato tutto molto spontaneo, in base ai nostri ascolti, la definizione ''pop'' non ci spaventa, anzi, e nemmeno l'attitudine cantautorale. Dentro a questo disco c'è tutto quello che siamo e siamo stati, musicalmente parlando.

Come si pone la band rispetto ai testi e al cantato? In sala prove si tende sempre a suonare a cannone, costringendo chi canta a urlare. Molte band pensano che la voce sia semplicemente una cosa da appoggiare sopra al suonato, per voi invece, almeno da quello che si sente, è un elemento importante attorno al quale adattare il pezzo.
Eh purtroppo durante parecchie prove è andata così, ampli a cannone e voce a zero. Però non è stato male, perché ha permesso poi di lavorare successivamente sul cantato, di mettersi lì e dire ''ok ho questo pezzo strumentale,adesso cerchiamo di adattarlo alla linea vocale e alla melodia che abbiamo in mente'' ( e non viceversa). Quindi poche urla e tanto amore.

C’è qualche ascolto in particolare che ha influenzato questo disco? Una band che vi ha fatto dire “ecco noi dobbiamo seguire questa direzione”? La presenza massiccia di delay e reverb non è cosa comune in Italia per una band che dice di fare emo, sembra piuttosto che vi siate voluti un po’ spostare da quel mondo per entrare sempre di più nel post-rock. Siete rimasti impressionati dagli And so I watch you from afar (o da altre band) quando avete condiviso il palco con loro?
Mamma mia siamo stati impressionati sì, però ti faccio un paio di nomi, anzi uno su tutti: Delta Sleep. Ci gasano veramente veramente tanto, insieme ai Tiny Moving Parts (le sappiamo tutte a memoria). Ecco se per il disco precedente abbiamo preso come esempio di direzione band connazionali, per questo qua abbiamo guardato al di là dello stivale. Abbiamo iniziato ad ascoltare un sacco di gruppi stranieri e quasi solo quelli. Per il post rock non ci possiamo far nulla, rimarrà sempre nel nostro core.

Presto tornerete a suonare in giro con i pezzi nuovi in scaletta, da quello che vedete nelle vostre date, è tornato un po’ di interesse per le band “indie”, c’è un po’ più di attenzione rispetto a qualche anno fa? Oppure non è mai mancato, o peggio non è cambiato nulla?
Beh il buon Mazza ha portato un pubblico diverso, più eterogeneo ai suoi live (se lo legge ci ammazza), quindi direi di sì, c'è più interesse, noi non ci aspettiamo mai nulla e spesso rimaniamo piacevolmente sorpresi.


Il pre-order di "Una Montagna in Casa" lo trovate qui: http://outstackrecords.bigcartel.com/product/cabre...

Su DIYSCO: http://www.diysco.com/profile/cabrera/